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before and after

Primi passi

1991
La mia vita è sempre stata circondata da un alone di incanto.

Primi Passi…

Da quando, sin da piccolo, tutto prendeva forma nella mia cucina targata Ariston, che per me ovviamente rappresentava il celebre teatro sanremese.
Giocavo a inventarmi storie, programmi, canzoni.
Cantavo in macchina, costantemente, nelle lunghe traversate in auto che ci portavano in Calabria;
chi viveva attorno a me, doveva avere molta pazienza.
A scuola, anziché giocare a calcio, mi divertivo a fondare gruppi vocali – i neri per vocazione, in contrasto con i neri per caso- o a montare la regia di scene tratte dai film in voga a quel tempo.
A volte parlavo con il vento, le piante o altre forme di vita che avevano da raccontarmi storie.
Ero un bambino fuori dagli schemi, ma non me ne rendevo conto.
Non avevo amici con cui condividere questi esperimenti, quindi gli ospiti dei miei programmi televisivi me li facevo da solo.

Obiettivo: Raccontare

Fin quando non si è affacciata al balcone del mondo mia sorella, vittima inconsapevole e divertita di molti e molti esperimenti scenici.
L’obiettivo era quello di raccontare avvenimenti o periodi dell’anno specifici, di indossare panni d’altri, di cantare i mali del mondo.
Non riporterò ora qui, per questioni di decenza, alcuni versi delle mie prime
canzoni, ma vi assicuro che i loro testi erano pregni di osservazioni e denunce
sociali, da far interessare qualunque cantautore impegnato che, ovviamente, aveva smarrito il suo impegno.
Un giorno in televisione passarono uno strano concerto, era il 1998 e il titolo era “Amore dopo amore, tour dopo tour”.
Mi ricordo che fui colpito da uno strano personaggio, un misto tra un alieno e un attore, un cantastorie e un clown, che si muoveva sulla scena in maniera inconsueta.
Era Renato Zero.
Da allora, sarà forse per il peso dell’incanto appunto, la mia fiamma si accese
ancor di più, non sapevo cosa avrei voluto essere, ma decisi che mi piaceva
cantare e scrivere pensieri. Per un periodo lo imitai, mi portai i suoi panni ingombranti addosso, mi divertiva.
A 17 anni finii con il girare, a Verona, un videoclip che Giorgio Panariello dedicò a Renato stesso, e quell’estate tenni il mio primo concerto da solo, in una piazza gremita di una Calabria che mi accolse con affetto e che non dimenticherò con facilità.

1998
Era utile.
2006
Compagnia della Felicità

Qualcosa stava prendendo forma.

Nel nuovo quartiere in cui mi ero trasferito, trovai un amico e un gruppo di piccoli ragazzi con cui condividere la mia follia.
Fondai con loro, la Compagnia della Felicità con la quale, per tre anni, abbiamo sfornato spettacoli inediti, scritti e recitati completamente da noi.
Eravamo pionieri, in un certo senso, noi ragazzi delle superiori con un gruppo di attori delle medie.
Ci spendevamo, ci piaceva molto.
Nel tempo e sempre di più avevo capito che tutta questa bellezza sarebbe dovuta
rimanere incastrata nella mia quotidianità.
Frequentai, dopo le superiori, un’accademia triennale di musical, in cui ebbi la possibilità di studiare tutte e tre le principali arti e mettermi alla prova duramente.
Non fu semplice, soprattutto per un’anima come la mia abbastanza timida, ma
oggi, soprattutto, mi rendo conto di quanto sia sia importante studiare, anche e soprattutto, nelle discipline artistiche.
Oggi, quando posso, non perdo occasione per frequentare nuovi stage/seminari.
Quella di chi fa il mio mestiere è una costante prova, una misurazioni di intenti e stabilità; ma la gioia che ne scaturisce? Quanto è prezioso il poter fare davvero ciò che ci piace, senza compromessi?

La vita che sempre sa sorprendere.

Da quel momento ho cominciato a costruire la mia strada, fatto di teatro, idee in movimento e tanta formazione nelle scuole.
Ho cominciato a costruire rete intorno a me, e a fare delle mie peculiarità di bambino sensibile, un lavoro.
Ho scritto e scrivo per tante realtà, dirigo progetti, recito e mi alleno, canto sempre e con forza, ci metto del mio dove vedo un po’ di luce, o anche nel buio perché sì, è una sfida più avvincente.
Continuo a sentire la forza della vita attorno, la poesia dell’esistere, e celebro tutto questo con il mio lavoro e le mie relazioni.
Oggi posso dire di essermi trovato davvero, di aver lasciato da parte gli scudi, e di aver abbracciato il mio me autentico, con gratitudine grande verso gli altri, che mi hanno sostenuto in tempi non sospetti.
Oggi sento, più che mai, che la strada è quella giusta.
Insieme alla mie parole, ai raggi e alla vita che sempre sa sorprendere.

2020
Quanto è prezioso il poter fare davvero ciò che ci piace, senza compromessi?